Bud Spencer Blues Explosion al Triade di Copertino

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L'evento si è concluso il 27/12/2011

Il Triade di Copertino ospita l'esplosivo duo rock

Martedì 27 dicembre (ingresso 10 euro al botteghino - 8 euro in prevendita) al Triade di Copertino (Le) appuntamento da non perdere con i Bud Spencer Blues Explosion, considerati il nuovo grande fenomeno della scena rock alternativa italiana, e il dj set di Luca De Gennaro (Mtv Italia), che è in consolle da quando si usavano i 45 giri “piccoli” e non esistevano i giradischi con il variatore di velocità.

Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio sono tornati. Il duo romano meglio conosciuto come Bud Spencer Blues Explosion si ripresenta a quasi quattro anni di distanza dal primo lavoro “Happy”. In questo periodo i BSBE hanno girato l'Italia in lungo e in largo, hanno pubblicato, qualche mese fa, un EP dal vivo intitolato “A fuoco lento” e Viterbini ha anche trovato il tempo per dare vita al progetto blues Black Friday. “Do it”, ovvero 'Dio odia i tristi', è il titolo del loro secondo capitolo discografico, un lavoro in cui si ritrovano le atmosfere in bilico tra hard-rock alla Led Zeppelin, blues e grunge, con alcune piccole deviazioni verso il pop e l'hip-hop (in “Scratch explosion” con DJ Myke). Prima dell'uscita del cd da maggio a settembre 2011, i Bud Spencer Blues hanno tenuto più di 50 concerti, tutti accolti con entusiasmo da parte del pubblico, sempre più numeroso e coinvolto. Sempre a settembre, Adriano Viterbini è stato proclamato “miglior musicista live dell’anno”, dalla rassegna Keep On 100% Live.

Il suono è profondamente blues, l’attitudine è rock, emotività e tecnica sono dosate in maniera magistrale. Più di ogni altra cosa, questa è una di quelle cose che, come disse Joe Strummer “(…) si fanno perché si devono fare, tutto il resto non conta”. Così, i Bud Spencer Blues Explosion fanno quello che vogliono e soprattutto fanno quello che devono. Lo fanno! Do It (appunto). Suonano quello che vogliono, quello che sentono, quello che devono suonare. Suonano blues, suonano rock, suonano. E lavorano duramente. Soprattutto i Bud Spencer Blues Explosion rispettano il proprio lavoro, rispettano la musica e rispettano tutte quelle persone che ascoltano la loro musica o che sono di fronte al palco mentre loro lavorano. E’ tutto molto semplice: niente trucchi, niente parrucche, niente effetti speciali. Tutto vero. Tutto sincero. Onesto. E’ con questa sensibilità che i Bud Spencer Blues Explosion hanno immaginato e inciso il loro album. Potrà piacere o non piacere, il punto non è questo, perché volevano e dovevano fare Do It. Queste canzoni sono state registrate mentre i Bud Spencer Blues Explosion correvano da un palco all’altro e sono state scritte con la consapevolezza propria di chi vuole giocarsi fino in fondo la sua possibilità. Sono state provate con l’energia di chi ha “asfaltato” decine e decine di locali, di chi non vuole e non può più aspettare. L’idea era quella di trasmettere quella carica emotiva e liberatoria che pervade i loro concerti. Un ritratto il più possibile fedele e a fuoco (lento, ovviamente, come il titolo dell’Ep Live che è stato pubblicato lo scorso maggio) di un suono e di uno stile che tocca il Delta del Mississippi e Seattle. Qualcosa che celebra Robert Johnson e Kurt Cobain, i Led Zeppelin e i Clash, Canzoni che camminano a testa alta e ti guardano negli occhi, come, solo per citarne alcune, “Cerco il tuo soffio”, “Rottami”, “Dio odia i tristi” o la rilettura di “Jesus Is On The Mainline”.

Mercoledì 28 dicembre arriva sul palco il cantautore australiano Pete Ross. Figlio d’arte, il padre Peter Ciani è ancora un cantante crooner di grande successo in Australia, e con origini siciliane, Pete Ross potrebbe essere collocato a metà strada tra Johnny Cash e Nick Cave. Le sue ballate altrenate a ritmi più country parlano di amore, vita e morte. Pete Ross ha una lunga storia di musicista e quest’ultima parte, quella più folk, lo ha portato in giro per il mondo tra Europa e Stai Uniti presentando il suo album “Six Strings Suicide”. Ora è di nuovo in tour con la sua band per presentare il suo nuovo ultimo lavoro “The Midnight Show”.

Giovedì 29 dicembre al Triade prima parte della rassegna It's not only rock'nroll baby party con Le Carte, Fuck a duck, Little wings e Mr Juan che proseguirà lunedì 2 gennaio con Shake Down Babylon, Le Rumasuje e dj set di mr Ginko feat Tornese, Bet e Leve Sance Cali. Venerdì 30 appuntamento con Kutso e Metropolitans. Domenica 1 gennaio dj set con Vivaz e Paolo Mele.

Martedì 3 gennaio sul palco The HunchMan. Nati a Bari, miscelati a Londra, alla fine ritornano in Puglia con una formazione internazionale ma con un spund molto chiaro e deciso: il garage psichedelico. Il suono più borderline degli anni ’60, il tocco lisergico al pop, tutta la swinging London miscelata con un mega riverbero, il farfisa prepotente. Hanno almeno una ford Capri a testa e questo dovrebbe bastare per farvi capire le ispirazioni della band.

Giovedì 5 gennaio (ingresso 10 euro al botteghino - 8 euro in prevendita) grande attesa per il concerto di Vasco Brondi alias Le luci della Centrale Elettrica. Dopo i fiumi di parole e i meritati elogi della stampa, i premi della critica (tra cui il Tenco) e gli innumerevoli spettacoli dal vivo, tornano Le luci della centrale elettrica. Prepotentemente entrati nell'immaginario intellettuale collettivo italiano nel 2008 col disco di debutto Canzoni da spiaggia deturpata, si ripresentano citando una frase di Leo Ferrè. Il giovane artista ferrarese Vasco Brondi, che del progetto Le luci della centrale elettrica è l'ideatore, svela e spiega così il titolo del suo secondo album: “Cʼè una frase di Leo Ferrè che mi ha colpito, La disperazione è una forma superiore di critica, per ora noi la chiameremo felicità. Ecco.. il titolo arriva da lì”. E prosegue: “Le canzoni parlano di lavori neri, di licenziamenti di metalmeccanici, di cristi fosforescenti, di tramonti tra le antenne, di guerre fredde, di errori di fabbricazione, dei tuoi miracoli economici, di martedì magri e di lunedì difettosi, di amori e di respingerti in mare, insomma delle solite cose. C'è questa orchestra minima, di quattro persone in una stanza, di archi negli amplificatori, di chitarre distorte, di organi con il delay, di acustiche pesanti e di parole nei megafoni”. Questo e altro ancora in Per ora noi la chiameremo felicità. A conferma del fatto che Le luci della centrale elettrica è un progetto in continua evoluzione, hanno suonato in questo disco Stefano Pilia (dei Massimo Volume), Rodrigo D'Erasmo (degli Afterhours) ed Enrico Gabrielli (già con Calibro 35, Vinicio Capossela e Mike Patton). Una sorta di collettivo in cui Vasco Brondi è il comune denominatore. La produzione artistica di questo disco è de Le luci della centrale elettrica, con la preziosa ed attenta partecipazione di Giorgio Canali e Paolo Mauri. La copertina e il booklet del disco sono stati disegnati e impostati da Andrea Bruno, uno dei più importanti disegnatori underground italiani (Premio Micheluzzi, migliore disegnatore 2010 al Comicon di Napoli). Per ora noi la chiameremo felicità è un disco autoprodotto, registrato per buona parte in casa, non per niente parla anche dei fallimenti delle case discografiche. La tracklist: Cara catastrofe, Quando tornerai dall'estero, Una guerra fredda, Fuochi artificiali, L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici, Anidride carbonica, Le petroliere, Per respingerti in mare, I nostri corpi celesti, Le ragazze kamikaze.
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Segnalato da giovanni 

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