San Giovanni Elemosiniere a Casarano
Centro Storico Casarano (LE)
L'evento si è concluso il 17/05/2010
E' sicuramente l'appuntamento piu' sentito e amato dai Casaranesi quello dei sontuosi festeggiamenti in onore di San Giovanni Elemosiniere, patrono della Citta', che si immergono nel solco della tradizione e della fede. Il comitato festa al lavoro dal mese di ottobre dello scorso anno, ha messo su un programma ricco ed interessante di manifestazioni che fa proiettare, ancor piu', la festa come una delle piu' sentite e prestigiose della provincia. Ecco i momenti salienti.
I RITI RELIGIOSI
Iniziano domenica 9 maggio, presso la Chiesa Madre, i riti religiosi in preparazione alla festivita' del patrocinio. Dopo l'esposizione del venerato simulacro sul tosello, sara' celebrato il solenne Settenario di preparazione, con la santa Messa e a seguire la recita della "Coroncina", di fronte all'altare del Santo. Sabato 15 maggio, giorno della solennita', alle ore 19.00, sara' celebrata la Solenne Messa cantata al termine della quale si snodera' la tradizionale PROCESSIONE "INTORCIATA" dei Santi Patroni che vedra' la partecipazione di tutti i gruppi ecclesiali cittadini e le cinque confraternite (tra cui quella del Santo). Al rientro, sul sagrato della chiesa, l'Arciprete, insieme ai Parroci cittadini, impartira' la benedizione alla citta' con la Santa Reliquia. Per tutta la giornata di domenica, le sante Messe saranno alle ore 08, 09.30, 11.00 e 19.00.
IL RADUNO BANDISTICO
Per gli appassionati del genere, l'appuntamento di Casarano e' da non perdere. Quattro i concerti bandistici che si sfideranno nelle giornate di sabato e domenica. Il primo "scontro" avverra' tra il Concerto cittadino "CITTA' DI CASARANO" e il Concerto Musicale "CITTA' DI ARADEO", rispettivamente diretti da M.to Sac. Tommaso Sabato e dal M.to Luigi Varallo. Domenica sara' la volta dello storico Gran Concerto Bandistico "CITTA' DI AILANO (Ce)" diretto dal M.to Nicola Hansalik Samale in sfida con la grande Orchestra lirico-sinfonica CITTÀ DI CAMPOBASSO, diretta dal M.to Pasquale Aiezza. Quest'ultimo complesso si avvarrà dell'ausilio di quattro cantanti lirici, Cecilia Videtta (soprano), il nipponico Hang Sanwoo (tenore) Carla Mazzarella (soprano) e Tommaso Norelli (baritono). L'esibizione dei quattro lirici rappresenta una novità assoluta nel campo delle feste patronali salentine. Le due cassarmoniche saranno sistemate nelle piazze San Giovanni e Indipendenza per le quali il comitato predisporra' numerosi posti a sedere.
LUMINARIE
Sarà la pluridecorata ditta F.LLI PARISI a vestire il centro cittadino con le intramontabili luminarie. Saranno addobbate tre piazze centrali (San GIovanni, Indipendenza, San Domenico) e molte arterie principali. Il lavoro di addobbo e' cominciato nei primi giorni di aprile e ha richiesto l'utilizzo di moltissimi pali in legno. Come ogni anno, il lavoro di "paratura" scatena la fantasia degli addobbatori e proprio grazie alle luminarie che la festa di Casarano e rinomata e conosciuta.
LA FIERA
Istituita nel 1717, con decreto di re Ferdinando II di Borbone, la fiera mercato di San Giovanni Elemosiniere, giunta alla 294^ edizione, e' considerata una delle manifestazioni commerciali piu' grandi ed importanti del Salento. La nuova sistemazione nella zona industriale ha contribuito a far aumentare gli stands espositivi e soprattutto il numero dei visitatori che, per la giornata di domenica, sono stimati intorno ai 20.000. L'inaugurazione della manifestazione avverra' sabato alle ore 10.00 con il tradizionale corteo delle autorita' cittadine che dal Palazzo municipale si spostera' presso il monumento dei Caduti in piazza Umberto I. Li', l'alzabandiera e lo sparo di una salva pirotecnica sancira' l'apertura della fiera e dei festeggiamenti.
LA GARA PIROTECNICA
Vero vanto dei festeggiamenti giovannei è la grandiosa e spettacolare Gara pirotecnica vedra' competere quattro artificieri noti a livello nazionale: Cav. DARIO COSMA di Novoli, Cav. F.LLI PANNELLA da Ponte (BN), Cav. LUIGI DARIO da Matino e Cav. F.lli DI CANDIA di Sassano. A partire dalle 21,00 e per circa due ore, i cieli di Casarano saranno illuminati a giorno dai colorati arabeschi e coreografie dei maestri pirotecnici. Un'esperta giuria assegnera' un premio al miglior fuoco e un trofeo al miglior finale.
Non mancherrano, ovviamente, altre manifestazioni collaterali come il tradizionale Luna Park, le mostre pittoriche sparse nel centro e soprattutto la distribuzione dell'ormai indispensabile e rinomato "Annuario" edito dal comitato festa dove si potranno attingere notizie storiche, programma dei festeggiamenti e foto, utili per gustare ed apprezzare a fondo i festeggiamenti patronali. L'annuario e' richiesto notevolmente dai numerosi forestieri che invadono la citta' e che ne fanno oggetto di collezione.
Ultimo appuntamento è il 31 maggio con la commemorazione del miracolo avvenuto nel 1842; si narra che nel maggio di quell'anno forti piogge torrenziali minacciavano le colture e la vita stessa degli abitanti di Casarano. Il 31 dello stesso mese, l'arciprete del tempo, Don Giorgio Romano organizzò una processione penitenziale con la statua del patrono San Giovanni Elemosiniere. Giunti in aperta campagna, nei pressi del Calvario e della Chiesa dell'Immacolata, il sacerdote cominciò ad arringare i fedeli, dicendo che le forti piogge erano un castigo di Dio, disgustato per i peccati dell'umanità. All'improvviso, il volto rubicondo del Santo cominciò a impallidire e a sudare profusamente. Molte volte il sudore fu asciugato ma ricomparve più intensamente. Nello stesso tempo i neri nuvoloni, che si addensavano all'orizzonte, cominciavano a lasciar spazio al sole.
Nei giorni seguenti, le piogge continuarono a cadere ma non più su Casarano che fu risparmiata. Nello stesso momento in cui la statua sudava in aperta campagna, nella chiesa Madre, alcune donne, rimaste lì per attendere il rientro della processione, udirono provenire dalla nicchia del Santo alcuni colpi dati al vetro come se cadesse della grandine. Il miracolo fu dichiarato autentico nell'ottobre dello stesso anno e si ordinò, per gli anni futuri, di fare una solenne processione fino al luogo del prodigio e lì cantare un "Te Deum" di ringraziamento. Ogni anno, dunque, la sera del 31 maggio, si porta la statua di San Giovanni, sul quel luogo (oggi trasformato in parco pubblico) per il canto dell'inno e la benedizione con la Santa Reliquia. Alla mano sinistra del Santo viene applicata una teca in cristallo sigillato contenente un fazzoletto intriso di quel sudore sgorgato in circostanze misteriose dal simulacro. Per ricordare i 168 anni dell'avvenuto prodigio, in programma la solenne processione di ringraziamento che sosterà sul luogo storico dove avvenne il prodigioso evento; si rinnoverà ancora una volta la grande attestazione di fede dei Casaranesi al loro amato Protettore.
CENNI BIOGRAFICI
Giovanni l'Elemosiniere (Amatunte, 556 – Amatunte, 23 gennaio 619) è venerato dalla Chiesa cattolica come santo e patrono della città di Casarano e dei Cavalieri Ospitalieri.
Giovanni, nacque nell'isola di Cipro da una famiglia ricca e nobile, il padre Epifanio era il governatore di Cipro, la madre Monesta era una donna di grandi virtù cristiane. Resse il Patriarcato greco-ortodosso di Alessandria d'Egitto dal 609 al 619 con il nome di Giovanni V. Fu una personalità molto importante del suo tempo, per le sue grandi opere di carità e pietà che si concretizzarono nella costruzione di ospizi per i poveri, ospedali, orfanotrofi, chiese e scuole, sia a Cipro che in Egitto.
Fin dalla più tenera età manifestò propensione per lo studio e per la carità verso i più diseredati. Seguendo il desiderio dei genitori si sposò ed ebbe dei figli, ma sia la moglie che i figli morirono presto. Giovanni si dedicò allora interamente alla sua missione di benefattore dei poveri e dei diseredati, tanto che la sua fama si diffuse in tutto l'Oriente.
Quando la chiesa d'Alessandria restò senza pastore, in seguito alla morte del patriarca Teodoro Scribano, attorno al 608, i cittadini e il clero della città desiderarono averlo come patriarca, inviarono allora un'ambasceria a Costantinopoli dall'imperatore Foca, per chiedergli di mandare Giovanni l'Elemosiniere ad Alessandria. L'imperatore lo convocò a corte, e nonostante i suoi rifiuti lo convinse ad andare ad Alessandria. Là si distinse per il suo attivismo nel combattere le idee eretiche che allora circolavano in Egitto. Diede esempio di disponibilità verso tutti i fedeli, dando loro udienza il mercoledì e il venerdì. Costruì più di settanta chiese e due monasteri, uno femminile dedicato alla Madonna ed uno maschile dedicato a San Giovanni Battista che provvide di tutto. Personalmente conduceva una vita molto austera ed ascetica ispirandosi ai Padri del deserto. Aveva un particolare rispetto verso i poveri e i mendicanti che chiamava i suoi “signori”, perché avevano il potere di aprire le porte del "Regno dei Cieli" a lui e a tutti coloro che li soccorrevano. Ogni giorno provvedeva a sfamare più di 7.500 concittadini indigenti.
Tutti ricorrevano a lui per essere soccorsi, anche persone ricche cadute in disgrazia. Un mercante che aveva perso tutti i suoi beni in un naufragio, si rivolse a Giovanni, che per ben due volte gli diede delle grosse somme per poter riprendere il suo commercio, ma tutto andava sempre in fumo, finché Giovanni gli raccomandò di non mischiare i soldi avuti in elemosina dalla chiesa, con quelli che lui si era procurato con commerci truffaldini, altrimenti avrebbe sempre perso tutto. Gli fece dare una nave carica di grano, il mercante salpò e fu condotto da un vento favorevole fino in Inghilterra, dove c’era una grande carestia di grano, lì poté vendere bene il grano venendo pagato per metà in argento e per metà con stagno. Miracolosamente durante il viaggio di ritorno tutto lo stagno si tramutò in argento, a conferma che il commercio onesto era benedetto da Dio.
Giovanni aveva un particolare rispetto verso gli schiavi, e quando apprendeva che qualcuno li maltrattava, lo faceva chiamare e gli diceva:”Figlio mio, ricordati che i poveri e gli umili sono gli amici di Dio. Lo schiavo, per il Signore, è un uomo come noi. Per lui come per noi Dio ha creato il cielo, la terra, le stelle, il sole, il mare e tutto ciò che racchiude. Come noi lo schiavo ha il suo angelo custode, infine per lui come per noi Gesù Cristo è morto sulla croce. E quest’uomo, che Dio ha tanto amato, e che ha riscattato a prezzo del suo sangue, tu osi trattarlo come si trattano gli animali ? Dimmi, vorresti che Dio ti presentasse un conto pesante per i tuoi peccati ? Senza dubbio no. Quando preghi la domenica non dici <…rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori…> ? Se dunque vuoi che Dio ti perdoni un giorno, perdona ai tuoi schiavi e non li punire così severamente !”
Nel 614 lo Scià di Persia Cosroe II, in guerra con Eraclio, occupò la Palestina e Gerusalemme, saccheggiò la Città Santa, trafugando e portando in Persia a Ctesifonte le reliquie della Vera Croce, la lancia e la spugna , danneggiando e dando alle fiamme il Santo Sepolcro e le chiese di Costantino e Elena. Giovanni si preoccupò di dare aiuti materiali a tutti i rifugiati in fuga dalla Terrasanta. Giovanni ebbe allora anche una visione che gli mostrava anche Alessandria conquistata dai Persiani, cosa che poi avvenne realmente nel 620.
Nel 619 l'imperatore Eraclio, che stava subendo continue sconfitte dai Persiani, inviò ad Alessandria il cugino Niceta per raccogliere fondi per continuare la guerra. Niceta conoscendo bene la santità di Giovanni, lo supplicò di accompagnarlo fino a Costantinopoli per dare una benedizione all'imperatore e al suo esercito. Il santo accettò e s'imbarcarono assieme per Costantinopoli, ma sorpresi da una tempesta si rifugiarono nell'isola di Rodi, là Giovanni svegliandosi di notte ebbe la rivelazione della sua prossima morte da un personaggio venerabile che gli apparve con uno scettro in mano e gli disse: "Vieni il Re dei re ti chiama". Il mattino dopo informò Niceta dell'apparizione, e questi, comprendendo che la morte del santo era vicina, interruppe il viaggio e lo portò nella sua città natale a Cipro. Sbarcato ad Amatunte Giovanni scrisse subito il suo testamento spirituale: "Giovanni, umilissimo servo dei servi di Gesù Cristo e per la dignità del sacerdozio che mi è stata concessa, libero per grazia di Dio. Vi rendo grazie, o mio Signore, perché mi avete giudicato degno di offrirvi ciò che già vi apparteneva, e perché di tutti i beni del mondo non mi resta che un terzo di scudo, che voglio sia destinato ai poveri, miei fratelli. Quando, per vostra Provvidenza, fui consacrato vescovo di Alessandria, trovai nel mio vescovado circa ottomila scudi e altre oblazioni di persone devote; io ne ho raccolti molti di più, ma poiché essi appartenevano a Gesù Cristo, vostro Figlio, io ho voluto renderglieli, e ora io gli rendo la mia anima". Poco dopo morì dolcemente.
Si racconta che quella stessa notte ad Alessandria due monaci, uno di nome Sabino ed un altro, videro uscire dalla casa vescovile Giovanni assieme ad una bellissima vergine, avvolta da una luce risplendente,questa lo prendeva per mano e gli poneva sul capo una corona di rami d'olivo e lo accompagnava nella chiesa, entrambi erano seguiti da una folla di poveri, di vedove e di orfani che portavano in mano rami d'olivo in segno di trionfo. Giovanni fu sepolto nella cattedrale di Amatunte e fu deposto in una tomba dove già si trovavano i corpi di altri due vescovi, pare che questi all'arrivo del santo si siano spostati di lato, come se fossero vivi, per dargli più spazio.
Si racconta anche quest'altro prodigio: "Una donna d'Amatonte che aveva sulla coscienza un peccato così grande che non osava confessare, lo scrisse su una pergamena che consegnò sigillata al santo patriarca cinque giorni prima che questi morisse, affinché per le sue preghiere il peccato le fosse perdonato; ma essendo sopravvenuta la morte del santo senza che le fosse stata restituita la pergamena, quella poveretta era ridotta alla disperazione per paura che qualcuno la trovasse, la leggesse e soprisse il suo peccato. Tuttavia, non perdendo la speranza, andò sulla tomba del santo e pregò e pianse ininterrottamente per tre giorni e tre notti. Alla fine le apparve il santo accompagnato dagli altri due vescovi vicino ai quali era stato sepolto, e le restituì chiusa e sigillata la pergamena. La donna aprendola, trovò le sue parole cancellate e al loro posto lo scritto:"
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